Classyfarm: cosa ne pensano imprenditori e tecnici

Classyfarm
C’è chi fatica ad adeguarsi a causa degli ingenti investimenti richiesti, chi ci crede e fa più del dovuto e chi vede nel sistema un’opportunità da saper cogliere. I primi risultati ottenuti fanno ben sperare gli allevatori

Classyfarm: un termine che, appena introdotto e per diverso tempo ha spaventato gli allevatori, quasi un nome in codice. E di fatto lo è visto che si riferisce a una classificazione degli allevamenti in funzione del loro grado di adeguamento alle norme di biosicurezza, di carattere sanitario e sul benessere animale. Ma conoscendolo meglio fa meno paura, anzi per alcuni può diventare un prezioso alleato degli allevatori per guidarli verso le migliori scelte aziendali in termini di strutture e di gestione e i primi risultati si mostrano già in maniera tangibile.

Sul numero 11 2020 della nostra Rivista di suinicoltura e sul sito web (leggi articolo) ne hanno parlato i referenti delle strutture deputate alla sua implementazione e controllo. Adesso la parola passa agli imprenditori agricoli: Claudio Canali, allevatore in Romagna; Stefano Salvarani, allevatore in provincia di Mantova, Giovanni Favalli, allevatore in provincia di Brescia e Davide Berta, allevatore in provincia di Cremona. Senza trascurare quella di un veterinario tecnico di campagna: Stefano Fioni (leggi la versione integrale dell'articolo con l'intervista a Stefano Fioni collegandoti alla nostra Edicola web).

Problematiche comuni

Dai loro interventi emergono chiaramente le principali problematiche a livello aziendale in ordine al rispetto delle normative sul benessere animale e all’allevamento a coda integra. Tema a cui, nel corso della discussione, sono stati aggiunti argomenti di ordine economico e sindacale, che qui vengono solo ricordati “en passant”, ma che sono ben presenti nei pensieri degli imprenditori agricoli che si dedicano all’allevamento del suino. Su tutti, ovviamente la remunerazione del suino, oggi crollata drammaticamente, i rapporti commerciali all’interno della Ue e soprattutto quelli all’esterno, con il ruolo della Cina in primo piano. I rapporti con i consorzi di tutela, la programmazione delle produzioni e quelli con i loro organismi di controllo, la gestione delle non conformità, il problema della etichettatura e la proroga concessa alla sua entrata in vigore, la questione ambientale e quella della biosicurezza ma su tutti il problema dei ristori previsti a causa della pandemia. Argomenti in costante evoluzione. Ma per tornare al tema dell’incontro ecco il pensiero degli imprenditori.

Stefano Salvarani: primi risultati positivi di Classyfarm

 

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Stefano Salvarani

«Quando siamo partiti un paio di anni fa – spiega Salvarani - , le nostre preoccupazioni erano enormi. Ma oggi devo dire che è stato fatto un buon lavoro e abbiamo compiuto grossi progressi, devo anche riconoscere che vi è stato un approccio “soft” da parte dei veterinari con cui si è riusciti a instaurare un clima positivo e di collaborazione; i risultati di questo lavoro congiunto cominciano a vedersi. Però non tutte le situazioni sono paragonabili perché si parte da situazioni strutturali molto diverse, vi sono allevamenti che fanno fatica ad adeguarsi a causa di situazioni contingenti. Personalmente sono arrivato ad allevare il 50% di suini a coda integra».
«Poi voglio segnalare come vi siano delle condizioni ambientali in grado di influenzare molto il comportamento e il benessere dei suini – continua l’imprenditore -. Mi riferisco alle condizioni meteo climatiche della pianura padana che sono particolari, afose in estate e con scarsa circolazione di aria, e quindi molto diverse da quelle dei paesi del Centro e Nord Europa che rendono i nostri suini particolarmente nervosi. Su Classyfarm abbiamo ottenuto buoni risultati ma anche in questo caso bisogna dire che le indicazioni non sono state sempre chiare».
«Per quanto riguarda in modo specifico la questione dell’allevamento a coda integra – conclude Salvarani – è molto importante attraverso i servizi veterinari delle Ats riuscire a monitorare e a essere informati adeguatamente su cosa succede all’estero perché questo può diventare un problema anche di carattere commerciale con pesanti ripercussioni sui costi di produzione. Vi è poi senz’altro da rivedere il principio della condizionalità con l’applicazione di sanzioni economiche che in questa fase può diventare eccessivamente penalizzante per l’allevatore».

Giovanni Favalli: bene Classyfarm ma sono necessari grossi investimenti

 

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Giovanni Favalli

«Ho preso atto con una certa soddisfazione dei progressi compiuti dagli allevatori emersi dagli interventi del dottor Alborali e del dottor Rusconi e mi compiaccio dei progressi fatti registrare sul benessere animale e soprattutto sulla biosicurezza, visto che quest’ultimo aspetto, con l’applicazione di misure adeguate va ben oltre il singolo allevamento e questo lo voglio ricordare proprio in un momento in cui i timori per una nuova ondata di Psa in Europa sembrano essere concreti e preoccupanti. Però – aggiunge Favalli - voglio anche ricordare la complessità degli interventi necessari e come questi siano a volte relativi a miglioramenti strutturali su allevamenti spesso datati e in cui gli aggiornamenti sono particolarmente difficili».
«Inoltre – conclude l’imprenditore – vi è l’aspetto finanziario ed economico visto che le migliorie da apportare comportano grossi investimenti che, in questo momento con la redditività dell’allevamento suinicolo molto tirato se non sotto zero, non sempre e non tutti, ci possiamo permettere».

Davide Berta: un grande sforzo da parte degli allevatori

 

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Davide Berta

«Ho visto i risultati presentati e li commento molto positivamente sia sul tema del benessere animale che della biosicurezza. Al riguardo voglio sottolineare lo sforzo fatto dagli allevatori nel cercare di adeguarsi alle normative che sono sempre più complesse e che richiedono spesso interventi che abbracciano competenze molto ampie; per cui spesso in allevamento ci dobbiamo avvalere di esperti e professionisti dalle capacità le più ampie ed estese. Ad esempio – precisa Berta -, non bastano più quelle dei veterinari, dei tecnici delle costruzioni, ma servono anche quelle di nutrizionisti ed agronomi: le problematiche dell’allevamento sostenibile sono molto più complesse ed interdisciplinari».
«A livello più generale - continua l’imprenditore - devo segnalare come sia indispensabile programmare un percorso di crescita graduale che tenga conto delle realtà esistenti, degli investimenti necessari, ma anche del grado di preparazione e professionalità degli allevatori, che è molto migliorato nel corso degli ultimi anni ma che vede ancora delle situazioni che richiedono interventi diciamo così di “accompagnamento” a una crescita professionale. E in questo senso Calssyfarm ha un ruolo importantissimo per la filiera. Ma non tutti e non subito possono raggiungere l’obiettivo di diventare “allevatori 4.0”. Dobbiamo essere consapevoli che un miglioramento complessivo può essere fatto con il coinvolgimento di tutti gli anelli della filiera».

Claudio Canali: monitoriamo anche gli altri paesi

 

Claudio Canali

«Condivido a pieno le osservazioni/indicazioni formulate dai colleghi allevatori e colgo l’occasione per allargare un poco il panorama dei problemi, limitandomi comunque all’area tecnica e al tema generale del convegno. Innanzitutto – afferma Canali - partirei dalla check list prevista nell’ambito di Classyfarm: è tutto tranne che una semplificazione, come in alcune circostanze si è cercato di proporla. Mi rendo conto che forse era inevitabile un punto di partenza con il coinvolgimento di allevatori e veterinari, però in aziende “vecchie” spesso rappresenta un vero problema. In ogni caso il nostro impegno come categoria sta crescendo e i risultati si stanno vedendo».
«Ritengo tuttavia che sia necessario evitare di fare i primi della classe in Europa, evitando di andare oltre agli impegni richiesti. Per questo è opportuno tenere monitorato l’andamento della situazione anche negli altri paesi. L’adeguamento a queste nuove tecniche di allevamento deve essere condiviso e la crescita graduale. È vero che siamo insieme nell’Ue, ma è anche vero che spesso, come categoria, siamo in concorrenza tra di noi come in questo momento dimostra l’eccesso di offerta di suini in Germania. Chiediamo quindi che le istituzioni, oltre a verificare la situazione nei singoli allevamenti del nostro paese, siano vigili anche su quello che accade negli altri paesi dell’Unione».
«Per restare sul tema del benessere – aggiunge Canali - sarebbe molto utile che venissero attivati corsi per l’abbattimento di animali-problema in azienda. E visto che ho ricordato il ruolo delle istituzioni mi permetto di richiamare l’attenzione sul tema della biosicurezza per la quale è necessario fare gioco di squadra e stare all’erta sul problema cinghiali».

 

Leggi l'articolo completo sull' Edicola web della rivista di Suinicoltura!

Classyfarm: cosa ne pensano imprenditori e tecnici - Ultima modifica: 2021-01-25T15:57:52+01:00 da Mary Mattiaccio

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