Suini: mercato sostenuto da una vivace domanda

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Gli allevatori continuano a trovarsi di fronte a un significativo aumento dei prezzi delle materie prime impiegate nella fase di ingrasso

Continua a essere caratterizzato da una forte pressione al rialzo, sostenuto da una vivace domanda e da un’offerta limitata, il mercato dei suini. La tendenza è rilevata dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). In Italia, secondo i dati della Banca dati nazionale (Bdn), il calo delle macellazioni registrato tra gennaio e settembre 2022 è stato del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2021, con conseguente significativo aumento dei listini sia per i capi vivi all’origine sia per i tagli nella fase all’ingrosso. Il report evidenzia in dettaglio che il prezzo medio dei suini da macello della tipologia pesante destinati al circuito tutelato ha raggiunto il livello di 2,02 euro/kg a settembre, con un distacco del 26% in più rispetto allo stesso mese del 2021. I ricercatori fanno presente che gli allevatori, nonostante le quotazioni elevate del vivo, continuano a trovarsi di fronte a un significativo aumento dei prezzi delle materie prime impiegate nella fase di ingrasso: in base all’indice Ismea, nei primi nove mesi del 2022 l’aumento registrato su base tendenziale è stato infatti del 14,8%, imputabile soprattutto ai mangimi e ai prodotti energetici. Per quanto riguarda invece i tagli, i prezzi delle cosce fresche destinate a produzioni tipiche hanno sfiorato i 5,5 euro/kg a settembre 2022 segnando una variazione positiva del 23% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Trend molto favorevole anche per gli altri tagli di carne, come il lombo taglio Padova quotato a quasi 4,7 euro/kg nel mese di settembre, con una variazione di oltre il 30% su base annua. Gli analisti affermano inoltre che il generalizzato aumento dei prezzi sostiene il fatturato sui mercati esteri, ma sul fronte dei volumi si evidenzia un certo rallentamento. In particolare, nei primi sette mesi del 2022 le esportazioni sono aumentate del 9,1% in valore e dell’1,2% in volume per i prosciutti disossati, del +8,5% in valore e +1% in volume per i salumi e insaccati, mentre per le preparazioni, essenzialmente rappresentate dai prosciutti cotti, si è registrato un aumento solo in valore (+9,8%) a fronte di una stabilità dei volumi che hanno varcato i confini nazionali.

Bilancia commerciale, aumentano le importazioni di carni suine fresche e surgelate

Sul fronte opposto della bilancia commerciale, vista anche la minore disponibilità interna, si è registrato un aumento delle importazioni di carni suine fresche e surgelate (+4,2% in volume). Anche il monitoraggio sul mese di ottobre registra un proseguimento della fase rialzista ma migliora anche la redditività. La macellazione, invece, perde redditività mentre è in recupero la stagionatura dei prosciutti Dop. Nel dettaglio la fotografia scattata, con sue elaborazioni, dal Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili (Crefis) evidenzia che le quotazioni dei capi pesanti destinati al circuito tutelato segnano un incremento congiunturale del 2,4% per un prezzo medio mensile di 2,065 euro/kg e una variazione importante, rispetto alle quotazioni dello scorso anno, pari al 35%. Per quanto riguarda i capi da 30 kg si registra invece un rialzo congiunturale dei prezzi del 4,1%: sempre a ottobre, infatti, il prezzo ha raggiunto i 3,335 euro/kg. Favorevole è la variazione tendenziale: +55%. A ottobre sono risultati in crescita anche i prezzi dei capi da allevamento: i suinetti da 7 kg mostrano infatti un prezzo medio mensile di 53,975 euro/capo, in aumento del 2,4% rispetto a settembre e del +38% su base annua.

Il focus Crefis permette inoltre di analizzare l’andamento della redditività delle varie fasi allevatoriali: lo svezzamento a ottobre – evidenziano gli analisti – è ancora favorito dal calo dei costi delle materie prime per l’alimentazione dei capi in allevamento, nonché supportato dal positivo andamento dei prezzi dei suinetti, una situazione – sostengono – che ha portato l’indice Crefis di redditività ad un dato positivo sia su base congiunturale (+3,2%) che su base annua (+16,2%). Anche la fase di accrescimento mostra un andamento della redditività favorevole: +4,9% il dato mese su mese e +20,8% anno su anno. La fase di ingrasso, sempre nel periodo preso in esame, indica un aumento degli indici Crefis di redditività sostenuti in particolare dai prezzi elevati dei suini da macello pesanti: +2,4% la variazione congiunturale e +17,4% il dato tendenziale. Le analisi di Crefis mettono inoltre in evidenza come, nel ciclo chiuso, la concomitanza dell’aumento dei prezzi dei suini da macello e il calo dei costi delle materie prime alimentari abbia favorito un recupero di redditività: a ottobre il dato calcolato da Crefis indica una variazione favorevole rispetto al periodo precedente del 2% il che riporta, per la prima volta nel corso di quest’anno, anche la variazione tendenziale a un valore positivo (+2%).

Macellazione suina, valore dei tagli di carne ancora in crescita

Il mese di ottobre, dal punto di vista del mercato dei prodotti della macellazione suina, mostra i valori dei diversi tagli di carne ancora in crescita ma con variazioni più contenute. Nello specifico, il prezzo delle cosce fresche della tipologia pesante destinate a prodotto tutelato è aumentato dello 0,8% rispetto al periodo precedente raggiungendo i 5,790 euro/kg e facendo registrare una variazione tendenziale positiva del 21,9%.

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Anche per quanto riguarda i lombi l’andamento dei prezzi è positivo: la tipologia taglio Padova ha segnato un valore di 4,700 euro/kg per una variazione mese su mese del +0,9% mentre il Lombo taglio Bologna è cresciuto rispetto al mese precedente del 7,3% raggiungendo, sempre in ottobre, i 5,000 euro/kg. Trend positivo anche per le variazioni tendenziali per entrambi i prodotti: +46,9% e +61,3% rispettivamente. Nonostante il buon andamento del mercato gli analisti rilevano però che la macellazione italiana vede calare, sia a livello tendenziale (-2%) che rispetto allo scorso anno (-3,5%) l’indice di redditività, questo – sottolineano – a causa del rialzo dei prezzi dei suini da macello. Il quadro d’insieme relativo alla stagionatura segnala che i prezzi dei prodotti Dop e generici in ottobre sono ancora in crescita, con il Prosciutto di Parma che ha raggiunto i 10,425 euro/kg (+1,6% la variazione congiunturale) mentre il prodotto generico ha segnato un incremento del 3% rispetto al mese precedente con un valore di 7,275 euro/kg. Trend positivo anche per le variazioni tendenziali che rispettivamente hanno fatto registrare +16,8% e +17,3%. Relativamente a quanto concerne la redditività, in ottobre l’indice congiunturale Crefis per il prodotto Dop segna +1,1%: i prezzi del prodotto stagionato hanno compensato i costi in crescita delle cosce fresche. Resta negativo invece il dato tendenziale: -3,6%. Per il prosciutto generico l’incremento di valore del prodotto stagionato non è invece risultato sufficiente a controbilanciare i costi, tanto che l’indice di redditività mese su mese risulta in calo dell’1,3%, in diminuzione anche la variazione tendenziale (-12,2%). Il gap di redditività tra le due tipologie di prodotto rimane comunque nettamente a favore del prosciutto Dop: +34,7%.

Ue, in contrazione la produzione di carne suina

A livello comunitario, la produzione di carne suina dell’Ue – secondo report Ismea – è registrata in contrazione con una variazione del -4% nei primi sei mesi del 2022, che potrebbe arrivare a -5% a fine anno secondo le previsioni della Commissione.

Germania, Polonia, Belgio, Romania e Italia sono i Paesi più colpiti dalla riduzione della produzione, a causa degli elevati costi e degli effetti della peste suina africana (Psa), che ha impattato soprattutto sulla produzione tedesca (-10% tra gennaio e giugno). Anche la crescita della produzione spagnola (+1,6% nel primo semestre 2022) è decisamente più attenuata rispetto allo scorso anno.
Lo studio di mercato evidenzia inoltre che la minore disponibilità a livello comunitario continua a imprimere una forte spinta al rialzo ai prezzi delle carni suine che stanno toccando livelli record: in particolare, tra luglio e settembre 2022 i listini sono risultati del 36% al di sopra dei valori del 2021 e del 28% al di sopra dei valori medi del quinquennio 2017-2021. Una situazione – spiegano gli analisti – che rende la carne suina Ue relativamente meno competitiva, come evidenziato dalla contrazione delle esportazioni (-21,6% nel periodo gennaio-giugno 2022) fortemente segnate dall’assenza di richieste da parte delle Cina (-60%).
Nello specifico, le carni suine Ue vengono dirottate verso altre destinazioni, come il Giappone (+45%), le Filippine (+40%), gli Stati Uniti (+35%) e l’Australia (+66%), ma complessivamente per il 2022 la Commissione stima un calo dell’export del 17%.

Suini: mercato sostenuto da una vivace domanda - Ultima modifica: 2022-12-12T09:15:41+01:00 da Lucia Berti

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