Disinfezione: come, perché e gli errori da evitare

L’adeguata sanificazione delle superfici e dell’aria confinata è un prerequisito fondamentale nel controllo delle contaminazioni microbiche, batteriche e virali, in un allevamento di animali da reddito. Come eseguirla correttamente?

Disinfettare significa portare il principio attivo microbicida in intimo contatto con la cellula microbica in modo che, reagendo con il bersaglio cellulare, possa provocare la morte del microrganismo (attività microbicida) o rallentarne la capacità di replicazione (attività batteriostatica o residuale).

Lo sporco presente su una superficie rappresenta una barriera che protegge fisicamente i microrganismi dall’attività del disinfettante, fino a rendere inutile il trattamento di disinfezione. Inoltre, esso interagisce chimicamente con alcuni disinfettanti, come ad esempio i donatori di cloro, fino a renderli inefficaci.

Per questi motivi è indispensabile, prima di applicare il disinfettante, rimuovere tutto lo sporco presente con un efficace lavaggio. Cercare di disinfettare una superficie sporca è quindi un errore che rappresenta un rischio igienico e uno spreco di denaro.

 

La fase di detergenza

Obiettivo del lavaggio, o fase di detergenza, è rimuovere lo sporco presente e visibile dalle superfici, attraverso l’uso di idonei prodotti detergenti, fino a ottenere la cosiddetta pulizia ottica, ovvero l’assenza di residui visibili di sporco.

La fase di detergenza inizia necessariamente con le cosiddette operazioni preliminari, che comprendono:
- la rimozione fisica della maggior quantità di sporco grossolano possibile;

- l’asportazione, mediante risciacquo con acqua, dello sporco residuo, che viene poi convogliato ai sistemi di scarico.

Applicare il detergente su una grande quantità di sporco risulta illogico, in quanto per risultare efficace è necessario utilizzare concentrazioni di prodotto molto elevate per lunghi tempi di contatto: ammesso che funzioni, questo approccio comporta costi di prodotto e di smaltimento dei reflui molto più alti, con tempi di trattamento esagerati. Un altro errore da non commettere in questa fase è effettuare il risciacquo con acqua a pressioni molto alte, superiori a 100 bar. Infatti, il getto ad alta pressione non sposta lo sporco verso i sistemi di scarico, bensì lo frammenta, provocandone la dispersione nell’ambiente, anche in punti difficili da raggiungere, come ad esempio le zone aeree. L’uso di pressioni troppo alte in fase di risciacquo rende lo sporco frammentato e disperso e quindi meno visibile, complicando la successiva fase di detergenza chimica e mettendone a rischio l’efficacia.

L’applicazione del detergente

Rimosso lo sporco grossolano si può procedere con l’applicazione della soluzione detergente, preferibilmente sotto forma di schiuma. La schiuma è l’insieme di acqua, detergente e aria ed è il modo più rapido, efficace ed economico per applicare una soluzione detergente su una superficie, anche molto estesa e verticale. Le ragioni di ciò si possono riassumere come segue:

- è bianca, per cui è possibile vedere dove la schiuma è già stata applicata. Ciò riduce il rischio di sprechi di prodotto;

- aumenta il tempo di contatto del detergente con lo sporco, favorendone l’attività;

- grazie alla sua attività tensioattiva, la schiuma consente di coprire rapidamente e completamente le superfici e penetrare all’interno di eventuali imperfezioni o porosità.

Uno dei parametri fondamentali per la buona riuscita di un lavaggio a schiuma è rappresentato dal tempo di contatto necessario al prodotto schiumogeno per agire: di norma, varia da 20 a 30 minuti. La schiuma viene prodotta in uso grazie all’impiego di appositi schiumatori e un adeguato programma di manutenzione di queste apparecchiature è un aspetto importante da tenere in considerazione, in quanto nel tempo possono stararsi e causare un consumo anomalo di prodotto, che significa inutile spreco, maggior carico inquinante alle acque reflue, extracosti.

Il risciacquo intermedio

La fase terminale del lavaggio è rappresentata dal risciacquo intermedio, con asportazione dello sporco che è stato modificato chimico-fisicamente dal contatto con il detergente e degli eventuali residui di detergente, spesso causati da un sovradosaggio. In questa fase è fondamentale verificare che sulle superfici, sui pavimenti e negli ambienti in genere non ci siano ristagni d’acqua, che provocherebbero una pericolosa diluizione della successiva soluzione disinfettante con riduzione della sua efficacia. Un buon lavaggio riduce in modo sensibile il costo della successiva disinfezione, in quanto statisticamente è in grado di ridurre di almeno il 20% il consumo del disinfettante, oltre a garantire l’efficacia del trattamento. La fase di lavaggio consente di rimuovere, con lo sporco, la maggior parte (fino al 97-98%) dei microrganismi presenti su una superficie. Le colonie microbiche che riescono a sopravvivere allo stress rappresentato dalla fase di detergenza sono quindi molto poche e si trovano in condizioni di elevata resistenza perché molto probabilmente posizionate in punti nascosti o difficili da raggiungere, come ad esempio superfici lesionate da tagli o da microfessure, oppure protette all’interno di strutture vischiose e difficili da penetrare, come i biofilm batterici. La disinfezione delle superfici aperte, inclusi pareti, pavimenti e strutture divisorie, richiede l’impiego di apparecchiature adatte, che consentano di applicare a spruzzo la soluzione disinfettante. Con questo trattamento, avere la certezza di raggiungere tutte le colonie microbiche non visibili ad occhio nudo e distribuite in modo casuale è piuttosto difficile, ergo: disinfettare bene non è impossibile, ma molto difficile!

Disinfettanti zootecnici

I disinfettanti principalmente utilizzati in campo zootecnico si caratterizzano per:

- spettro d’azione: capacità di essere più o meno attivi verso le diverse specie microbiche: batteri, micobatteri, spore, muffe e lieviti, virus;

- energia di attivazione: capacità di essere attivi, ad esempio, già a basse temperature;

- presenza o assenza di residualità (batteriostasi);

- attività tensioattiva: proprietà bagnante, coprente, penetrante;

- stabilità delle soluzioni acquose.

Un trattamento di disinfezione può essere più difficoltoso a causa di due fattori oggettivi principali:
- non si vede dove sono i microrganismi sopravvissuti al lavaggio, quindi bisogna coprire in modo completo ed omogeneo tutta la superficie, anche i punti nascosti e difficili da raggiungere;

- a differenza della schiuma, è difficile vedere dove il prodotto è già stato applicato e occorre spruzzare la soluzione disinfettante non solo sulle superfici visibili ma anche sotto, dietro e dentro.

Da sempre, tra i disinfettanti che occupano in zootecnia un ruolo rilevante, si segnala la glutaraldeide, principio attivo che si caratterizza per l’ampio spettro d’azione e per la capacità di mantenere una accettabile attività microbicida anche in presenza di residui di sporco. La glutaraldeide viene spesso usata in associazione a quaternari d’ammonio, che integrano la sua attività e apportano un’ottima residualità, la quale consente, terminato l’effetto microbicida, di proteggere a lungo le superfici da fenomeni di ricontaminazione.

Sempre in zootecnia, si assiste oggi al crescente impiego dell’acido peracetico, messo in soluzione commerciale con acqua ossigenata e acido acetico.

L’acido peracetico si caratterizza per lo spettro d’azione completo, anche sporicida, per la rapidità d’azione, per la capacità di essere attivo già a temperature di refrigerazione e per il suo carico inquinante estremamente basso.

Il disinfettante a base di acido peracetico al 5%, utilizzato alla concentrazione dello 0,5%, ha dimostrato di possedere una eccellente attività virucida con un tempo di contatto di 10 minuti a 10 °C nei confronti di Prrs, Peste suina africana, Malattia vescicolare dei suini e, a dosaggi ancora più bassi, nei confronti di influenza aviaria e afta epizootica.
Al termine di un qualsiasi processo di disinfezione, il ministero della Salute prescrive di effettuare un risciacquo finale, con acqua di buona qualità microbiologica.

In ogni caso, una perfetta asciugatura delle superfici disinfettate protegge le stesse dai sempre possibili fenomeni di ricontaminazione.

Doppia disinfezione e fumigazione

In caso di rischio di gravi infezioni, per sopperire alla difficoltà di garantire un’efficace disinfezione è stata messa a punto la procedura straordinaria definita della “doppia disinfezione”, che consiste in due trattamenti consecutivi e garantisce il virtuale azzeramento dei contaminanti batterici e virali.

La procedura operativa prevede un primo trattamento a spruzzo con disinfettante ossidante a base di acido peracetico e un secondo trattamento mediante nebulizzazione di un disinfettante anche residuale a base dell’associazione glutaraldeide con quaternario d’ammonio.

Nel caso si renda necessario effettuare un trattamento specifico per la disinfezione aerea dell’aria confinata, ad esempio prima di accasare gli animali, è consigliabile ricorrere a trattamenti di disinfezione a secco mediante fumigazione.

I trattamenti di fumigazione integrano le disinfezioni convenzionali, senza però sostituirle. I fumiganti consentono di disinfettare l’aria confinata e tutte le superfici, non solo quelle esposte ma anche quelle difficili da raggiungere, come soffitti, crepe profonde, fenditure, eccetera.

I principi attivi più utilizzati in questi trattamenti sono l’acido glicolico e l’associazione glutaraldeide con ortofenilfenolo.

A completamento di un programma di biosicurezza, è opportuno considerare dal punto di vista della disinfezione anche i trattamenti delle piccole attrezzature utilizzate in allevamento, come ad esempio bombolette e matitoni per identificazione, tenaglia per tatuaggi, pistola per eutanasia, elettrostimolatori, porta attrezzi, porta farmaci, siringhe, flaconi di farmaci già utilizzati, coltello, emasculatore, torcinaso, eccetera. La loro disinfezione richiede interventi semplici, rapidi e sicuri, che sono garantiti dall’uso di disinfettanti alcolici pronti all’uso e a rapida asciugatura.

Vengono utilizzati etanolo e propanolo da soli, a concentrazioni superiori al 59%, in miscela tra loro o in associazione a principi attivi disinfettanti a base di tensioattivi come clorexidina o quaternari d’ammonio.

Disinfezione: come, perché e gli errori da evitare - Ultima modifica: 2022-04-14T15:34:53+02:00 da Rivista di Suinicoltura

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