Emergenza Psa: non c’è più tempo

emergenza Psa
I relatori: da sinistra Filippo Gasparini, Monica Patelli, Giampolo Maloberti, Giovanna Parmigiani e Rudy Milani.
Rabbia e preoccupazione all’incontro aperto di Confagricoltura Piacenza. Il mondo produttivo chiede gli abbattimenti dei cinghiali

L’emergenza Psa è in evoluzione e degna di massima allerta, al 5 marzo, dal ritrovamento della prima carcassa di cinghiale positiva a inizio 2022, sono risultati positivi alla Psa in Italia 1661 cinghiali. Le positività in allevamento sono riferite a pochi casi identificati e isolati (Pavia, Reggio Calabria e, infettato dalle carni di Pavia, un piccolo allevamento a Nuoro) ad oggi, dunque, gli allevamenti suinicoli sono sani, ma registrano gravi danni dal deprezzamento delle carni operato sistematicamente per gli allevamenti in zona di restrizione. Nella provincia di Piacenza (dati 5 marzo 2024) sono stati identificati 40 casi di cinghiali positivi e 31 comuni sono in zona di restrizione 2 e 7 in zona 1 (fonte: Vetinfo.it, Bollettino Epidemiologico Psa).

Zone di restrizione e positività riscontrate al 5 marzo 2024.
Bollettino epidemiologico.

Confagricoltura Piacenza sta cercando in tutti i modi di far partire quanto prima gli interventi urgenti invocati da tempo e mercoledì 28 febbraio ha convocato un incontro aperto a tutti. Nato come riunione di sezione di prodotto, l’evento è stato ulteriormente allargato a tutti gli interessati per volere della stessa presidente della sezione suinicola, l’allevatrice piacentina e componente di Giunta nazionale di Confagricoltura, Giovanna Parmigiani.

Esigenza di accorciare i tempi

L’associazione degli imprenditori agricoli nei giorni precedenti aveva dato voce sia ai suinicoltori che ai sindaci del territorio facendo pressione affinché venissero prese in considerazione le richieste delle parti.

Aveva dunque plaudito all’accoglimento della richiesta dell’istituzione della cabina di regia provinciale e invocato che il coordinamento fosse designato in capo all’Amministrazione provinciale medesima. Non a caso, all’incontro di fine febbraio era presente la presidente della Provincia Monica Patelli che sull’assunzione di responsabilità ha rassicurato i presenti. Dalla sala è tuttavia emersa l’esigenza di accorciare tempi e catena del comando per arrivare ad un’operatività immediata.

«Ringraziamo la presidente della Provincia di aver accolto l’appello all’istituzione della cabina di regia e di essere qui presente oggi. Dobbiamo fare tutto il possibile e subito» – hanno sottolineato all’unisono Parmigiani e il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini.

«C’è in gioco tutto il settore suinicolo – ha poi proseguito Parmigiani - dai nostri allevamenti alle nostre tre Dop, con le famiglie legate economicamente alla sorte del settore, per arrivare fino alle cose meno importanti, come le scampagnate in quota, i percorsi eno-gastronomici, la raccolta funghi e le feste all’aria aperta. il livello di allerta e di tensione è tale che, con spirito di servizio, abbiamo allargato l’incontro a tutti gli interessati».

Cassata radicalmente dalla sala la proposta della presidente della provincia Patelli di partire il 7 marzo (ma non c’è stata revisione della decisione) con la prima convocazione della cabina e da lì fare da una mappatura delle forze disponibili tra cacciatori e coadiutori per poi mettere in atto le azioni di contenimento.

Il malcontento degli allevatori

«Non abbiamo i tempi della politica, e mi sembra che qui siamo tutti convinti della necessità di eradicare il problema. Non lo si vuole fare? Almeno si catturino i cinghiali» – ha dichiarato Marcello Monici, allevatore di San Pietro in Cerro che ha aggiunto – «ho speso 70mila euro solo per installare le reti che proteggano i maiali, abbiamo allevamenti che dal punto di vista della sicurezza sono dei bunker, ma basta trovare una carcassa fuori che matematicamente la carne del mio allevamento, sana, perfetta si deprezza alla metà. La verità è che non fa notizia un allevatore che chiude».

Parmigiani ha rimarcato le centinaia di migliaia di euro investite in biosicurezza e il deprezzamento speculativo di chi paga meno i maiali solo perché in zona di restrizione. “Così non sopravviviamo” è stato il pensiero da più parti.

Roberto Segalini, mangimista: «Lo abbiamo visto nel pavese, chi finisce anche solo in zona uno si trova la carne bollinata per un anno, se vende, vende a un prezzo decurtato del 30%. Alcuni ingrassatori di Piacenza stanno interrompendo i cicli perché finire in zona uno significa, senza ristori adeguati, non poter lavorare».

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi di autotassarsi per mettere una taglia sui cinghiali, ossia per dare un contributo ai cacciatori.

L’abbattimento dei cinghiali

«È la norma – è intervenuto il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini – che oggi impedisce gli abbattimenti con le tecniche e i metodi che i cacciatori possiedono e che sarebbero risolutivi. C’è una legge nazionale, la 157 – ha spiegato – e da allora si può ragionare solo se alzare o abbassare il livello di tutela. Così siamo arrivati a questo punto. Pensate che io per danni da 200mila euro al mais causati da cinghiali dovrei chiedere rimborsi all’Atc che ha budget da ottomila euro. Che il Trebbia potesse diventare l’autostrada della peste suina, - ha aggiunto - lo dichiariamo da tempo».

Parmigiani ha ricordato come Confagricoltura segua il problema e chieda interventi dal 2017, quando ancora la Peste Suina sembrava lontana, ma si era già consapevoli di quanto pericolosa fosse e che prima o poi sarebbe arrivata.

«È dal 2017 - ha ricordato la Parmigiani - che avevamo paventato questo rischio ben sapendo che l’unico modo per fermarla è eradicare i cinghiali; nel 2023 i primi casi in Lombardia, Piemonte ed uno nel piacentino; l’Asl ha comunicato le norme di biosicurezza cui attenersi ed il 90% degli allevatori ha provveduto immediatamente; poi altri casi e l’istituzione delle aree di restrizione». Nonostante tutto ciò la Regione ha ridotto gli abbattimenti e pertanto la legge sulla caccia va aggiornata subito, in base all’attuale situazione. «A questo punto si potrebbe chiedere lo stato di calamità – ha ragionato Parmigiani - potrebbe garantirci la moratoria sui mutui, ma poi ci dimentichiamo le esportazioni».

Il “modello” Cuneo

Fa discutere il modello Cuneo. «Basterebbe copiare quello che stanno facendo loro» - ha incalzato Giovanna Parmigiani - «Cuneo lo scorso anno ha provveduto ad abbattere 14.000 cinghiali!». Nel piacentino la cifra prevista è di 8000.

La presidente della Provincia Monica Patelli ha spiegato di aver già fissato una videochiamata con i referenti del territorio di Cuneo per valutare se quegli interventi di caccia in collaborazione con i sindaci possano essere applicati rapidamente nel Piacentino: «Cuneo è in una regione diversa dalla nostra. Nel Piacentino ci sono 11 Atc, di cui 7 in rinnovo. Sono forza ma dobbiamo capire se a livello territoriale riusciamo con loro a far fronte all’emergenza. Nella stagione della caccia qui si è arrivati a 1.500 capi e 700 nei piani di controllo. Abbiamo stipulato convenzioni con gli Atc 1 e 2, da 100mila e 60mila euro di risorse regionali. Bastano? Quali sono stati i risultati?».

Il dato è impreciso e nei giorni successivi la Provincia ha emesso una nota di chiarimento puntualizzando che il finanziamento regionale stanziato a sostegno dei cacciatori per gli interventi contro la peste suina è stato di 100 mila euro per l’anno 2023 e di 60mila per il 2024 destinati agli Atc in zona di restrizione alla data della stipula della convenzione e quindi gli Atc 8,9,10 e 11.

La Regione Emilia-Romagna vieta la caccia in braccata

Patelli ha fornito un ulteriore dato. «In due giorni Cuneo ha autorizzato mille coadiutori». Il consigliere provinciale Giampaolo Maloberti ha ribattuto: «Invece in due anni la vita dei nostri cacciatori è stata resa impossibile». «La Regione – ha proseguito Maloberti - ha vietato la caccia in braccata, quando è certo che la pandemia ha nei cinghiali un forte veicolo e quindi è necessario limitare la diffusione della Psa che va eradicata con il supporto fondamentale dei cacciatori, oggi chiamati “bioregolatori”, che devono utilizzare cani certificati Enci. In Italia c’è la più alta concentrazione di cinghiali ed è necessaria, nelle zone dove è presente la Psa, l’eradicazione perché, quando si parla di economia, tutto il “sentiment” animalista deve farsi da parte e la Regione deve subito adeguarsi a ciò che decide il Commissario. Così se è stata impedita la “braccata” (con un maggior numero di partecipanti, sia che siano cani battitori che cacciatori alle poste), si può utilizzare la “girata” in contigua con almeno 3 cani battitori per cacciatore. Servirebbe un commissario provinciale». C’è chi dice a margine siano in corso contatti perché sia lui. Qualcuno insiste faccia parte della cabina di regia.

Il territorio piacentino è sotto i riflettori

«Nella cabina di regia - ha detto Patelli - ci saremo tutti, ma deve essere snella, con la Provincia che raccoglie le istanze del territorio; abbiamo già formalizzato richieste di deroga e abbiamo raccolto l’esperienza di Cuneo, ma va commisurata al nostro livello territoriale; la politica può dare gli indirizzi ma ci vuole poi un lavoro di squadra per capire bene cosa siamo veramente in grado di fare».

Il territorio piacentino è sotto i riflettori. Anche Confagricoltura nazionale tiene monitorato l’andamento dei contagi al momento riscontrati unicamente tra i cinghiali. Presente all’incontro Rudy Milani, presidente della federazione di prodotto Suinicola di Confagricoltura nazionale, che ha spiegato: «Dobbiamo evitare lo spettro della Sardegna che era entrata in zona di restrizione nel 1978 ed è stata liberata dal problema della peste suina nel gennaio 2023. Un’isola, tra l’altro, dove i confini sono dettati dal mare e non dai boschi. Ricordo ancora che i primi tre allevamenti coinvolti dal virus in provincia di Alessandria, da aprile 2022 ad oggi, non sono ancora riusciti a reintrodurre un maiale negli allevamenti. A Piacenza la tegola è pesante».

Oltre all’istituzione della cabina di regia i presenti hanno condiviso un’altra nota positiva: la certezza dell’apertura di un ulteriore bando della Regione Emilia-Romagna, precedentemente annunciato, per completare l’attività di biosicurezza delle aziende agricole.

Nei giorni successivi la Provincia ha accolto le richieste e inserito in Cambina anche Giampaolo Maloberti, nel mentre, a livello nazionale, sono stati nominati tre sub commissari differenziati per aree di competenza.

Estensione nazionale delle aree di restrizione suddivise per aree geografiche aggregate.

Necessità di partire con gli abbattimenti dei cinghiali

«A noi interessa che si agisca rapidamente – ha chiarito il presidente di Confagricoltura Filippo Gasparini - Bene l’istituzione della cabina, ora partiamo con gli abbattimenti!». Dello stesso avviso anche Giovanna Parmigiani di Confagricoltura: «I nostri maiali sono in perfetta salute ma ogni mattina vado da loro con l’ansia».

Numerosi in sala gli allevatori che hanno rimarcato l’improcrastinabile necessità di superare la pesante burocrazia: una misura indispensabile per fermare la Psa riducendo il numero dei cinghiali a 2 (da 14) per Km 2. «Bisogna rendere le azioni veloci, liberandole dalle pastoie di una penalizzante burocrazia regionale ed anche nazionale – hanno condiviso - cosa che può fare il Commissario straordinario».

Luca Segalini alleva con il fratello vacche da carne non è un suinicoltore, ma è un agricoltore di Campremoldo Sotto (Gragnano, Pc): «Io ho fatto tutto – ha detto – il corso da coadiutore, la licenza di caccia e posso abbattere i cinghiali sul mio terreno. L’ho fatto perché semino mais e nella mia zona, se voglio raccogliere qualcosa, faccio tre mesi a non dormire per tenere lontani i cinghiali che altrimenti mi mangiano il mais. Ma se vedo i cinghiali, prima devo mandare una comunicazione a cinque soggetti diversi almeno 12 ore prima dell’intervento: alla Polizia Provinciale, al comando della stazione dei Carabinieri pertinente, ai Carabinieri Forestali, al Sindaco e al referente ungulati dell’Atc. Posso sparare dalla postazione fissa autorizzata ed entro 48 ore dall’intervento devo inviare un resoconto alla Polizia Provinciale anche nel caso in cui non abbia abbattuto. Capite che così non è pensabile riuscire a depopolare! Non dobbiamo partire con un’altra conta per vedere in quanti siamo e decidere cosa fare, dobbiamo organizzarci e togliere i cinghiali. Punto!».


Il virus della Psa

Com’è noto la Psa è provocata da un virus molto stabile nell’ambiente che infetta sia i cinghiali che i suini domestici, ed è una delle cinque più gravi malattie degli animali secondo Oms. Fortunatamente non contagia l’uomo e anche le carni di animali infetti non generano problemi sanitari per le persone, ma è mortale per gli animali colpiti. Il virus permane nell’ambiente e nei trasformati di carne anche cento giorni e sparisce con la cottura delle carni solo se si superano i 65°. È evidente, dunque, il rischio per il settore della norcineria e della produzione di carni suine del nostro Paese, che fattura ogni anno circa 9 miliardi di euro, di cui quasi 2 miliardi in export.


Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura 3/2024

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Emergenza Psa: non c’è più tempo - Ultima modifica: 2024-03-25T14:14:55+01:00 da Barbara Gamberini

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