Il punto sulla Peste suina e sulla scoperta di un vaccino

Alla sesta edizione della Giornata della suinicoltura

peste suina
Situazione epidemiologica e strategie di prevenzione, progressi nella ricerca di un vaccino, piani per gestire i focolai, possibili scenari economici in caso di epidemia. Sono i temi affrontati durante la sesta Giornata della Suinicoltura

In un momento in cui la suinicoltura italiana sta vivendo uno dei suoi periodi più critici, soprattutto a livello economico (le quotazioni continuano a registrare notevoli diminuzioni ogni settimana e la redditività degli allevamenti suinicoli continua a scendere: -14,4% nov 2020/ott 2020; -29,7% nov 2020/nov 2019, dati Crefis), la minaccia della Psa rappresenta un’ulteriore seria preoccupazione per gli allevatori, i quali qualora la Psa dovesse arrivare nel nostro Paese si troverebbero a dover far i conti con danni economici incalcolabili.
In questo scenario delicato e particolarmente complesso, che sta interessando uno dei settori più importanti del sistema agroalimentare italiano, la web conference che ha caratterizzato la sesta edizione della Giornata della Suinicoltura 2020, organizzata dalla società Expo Consulting di Bologna, ha cercato di fare il punto sulle variabili principali che ruotano intorno al tema della Psa, che richiama, per la sua pericolosità, un’attenzione non più procrastinabile.

Numerose variabili da gestire

«La Peste suina africana è la più grande minaccia globale per la suinicoltura. Sono già quattro i continenti contagiati, oltre 50 paesi e sette scenari epidemiologici differenti. È una malattia caratterizzata da numerose variabili da gestire ed è epidemiologicamente complessa».

Francesco Feliziani

Lo ha affermato il responsabile di laboratorio presso il Centro di referenza per le Pesti suine (Cerep) all’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche Francesco Feliziani, aggiungendo che c’è un rischio effettivo di introduzione della Psa nelle regioni indenni.

«L’infezione – ha spiegato – si sta muovendo e non esiste una soluzione di continuità tra le popolazioni di cinghiali. Inoltre, non dobbiamo trascurare il cosiddetto fattore umano nella trasmissione del virus. Perciò, per impedire l’arrivo di questa malattia in Italia, dobbiamo essere preparati, mettere in atto una sorveglianza passiva, aumentare la biosicurezza e gestire meglio la fauna selvatica».

Peste suina: i vaccini allo studio

In un contesto globale in continua evoluzione che vede l’avanzare della malattia, da evidenziare i recenti casi rilevati anche su carcasse di cinghiali scoperte in Germania nelle regioni di Brandeburgo e in Sassonia, l’unica soluzione al momento sembrerebbe racchiusa in un vaccino.

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José Manuel Vizcaino

Che purtroppo ancora non c’è, ma al quale l’intera comunità scientifica internazionale sta lavorando da anni con indubbie difficoltà perché, come dichiarato da José Manuel Vizcaino professore all’Università di Madrid e direttore del laboratorio di riferimento Oie per la Peste suina africana: «abbiamo a che fare con un virus molto complicato, di grandi dimensioni, che si contraddistingue per elevata virulenza, variabilità genetica e letalità. Ciononostante – ha affermato – la ricerca scientifica sta andando avanti e i risultati sono incoraggianti. Soprattutto quelli riposti nei tre vaccini candidati sui quali la Ue sta lavorando all’interno di un progetto quadriennale che coordino e per il quale sono stati stanziati 10 milioni di euro. Gli obiettivi che dobbiamo perseguire sono fondamentalmente tre: efficacia, sicurezza e strategia. Soprattutto quest’ultima, deve coinvolgere non solo i suini domestici ma anche il mondo selvatico potenzialmente contagiato».
Vizcaino, ha poi sottolineato che oggi il 78% della popolazione suinicola mondiale è minacciata dalla Psa, e «anche se sarà molto difficile, se non improbabile, riuscire a ottenere un unico vaccino che possa essere utilizzato a livello globale – ha specificato – la ricerca scientifica sta mettendo in campo tutte le sue competenze». L’Italia è tra i 16 partner europei che stanno lavorando alla scoperta del vaccino, unitamente a tre partner extra Ue (due istituti in Cina, uno in Russia e uno in Africa).
Tra i risultati ottenuti recentemente per il vaccino in vivo sui cinghiali, Vizcaino ha riportato: l’immunizzazione con una sovra dose e con mangime. Ancora in fase di elaborazione scientifica le indagini sulla stabilità genetica in vitro e in vivo; sulla durata dell’immunizzazione; sull’immunizzazione nel suino domestico su un gran numero di animali; su altre vie di immunizzazione nei suini domestici; sulla conservazione dei mangimi in differenti scenari e sulla protezione incrociata nei cinghiali.
«L’auspicio – ha concluso Vizcaino – è di arrivare a una soluzione che liberi il mondo intero da questa malattia».

Il Piano di emergenza contro la Peste suina dell’Emilia-Romagna

Nel frattempo l’Emilia-Romagna - unica regione in Italia -, ha attivato un piano di emergenza da adottare qualora il pericolo legato all’esplosione di un focolaio si verificasse anche da noi. Un piano «basato su una strategia articolata da adottare alla comparsa dell’infezione – ha puntualizzato Luisa Loli Piccolomini della direzione generale cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna – che contenga dettagli relativi alle risorse economiche da mettere in campo e una serie di azioni per una rapida attivazione di risorse umane e materiali volti al contenimento e all’eliminazione dell’infezione».

peste suina
Per estinguere un eventuale focolaio servono, ha specificato Piccolomini, personale formato sulla gestione degli animali, sulle tecniche di abbattimento, sul rispetto del benessere animale e sulla biosicurezza. Inoltre, è indispensabile avere adeguate attrezzature per l’abbattimento e impianti. Partendo dalla base normativa per gli interventi, «È importante – ha incalzato Piccolomini – dotare gli allevatori di un manuale operativo che li possa aiutare nell’applicazione della legislazione, da utilizzare in caso di emergenza. Il manuale fornisce, per esempio, istruzioni pratiche relative all’abbattimento degli animali, alla decontaminazione dei materiali, al lavaggio e alla disinfezione».
L’Emilia-Romagna ha quattro impianti autorizzati per lo smaltimento delle carcasse, ha ricordato Piccolomini, di cui due di grandi dimensioni situati nell’area a più alta densità di suini, con una capacità massima giornaliera complessiva di 700 tonnellate.


Gli scenari economici

Per il docente di economia ed estimo rurale all’Università di Bologna, Alessandro Ragazzoni, «qualsiasi valutazione economica sugli scongiurati effetti che potrebbe avere la diffusione della Psa nel nostro Paese non può prescindere da un’analisi approfondita del conto economico di gestione degli allevamenti, sia a ciclo chiuso che a ciclo aperto».
In questo contesto vanno considerati gli scenari futuri del comparto agro-zootecnico in un’ottica ambientale. Secondo i dati elaborati dalla Fao nei prossimi trenta anni l’agricoltura mondiale dovrà aumentare le produzioni del 70% per sfamare 9 miliardi di persone, contestualmente l’agricoltura è il terzo produttore di emissioni globali per settore dopo l’energia, il calore da combustibili fossili e i trasporti.
«La nuova Pac – ha sottolineato Ragazzoni – terrà in grande considerazione gli interventi da effettuare a tutela dell’ambiente, tra i quali spicca la riduzione dell’impiego di concimi azotati, una maggiore produzione di energia rinnovabile da sottoprodotti organici, un minor uso di acqua irrigua e una riduzione delle emissioni azotate derivanti dalle attività agro-zootecniche. Un insieme di indicazioni racchiuse nel concetto di economia circolare, nella quale comunque anche la gestione di malattie così importanti e devastanti come la Psa non può essere esclusa».

Il punto sulla Peste suina e sulla scoperta di un vaccino - Ultima modifica: 2020-12-11T08:47:45+01:00 da Lucia Berti

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